Non è vero che chi vuole può
Per anni ci hanno fatto credere che “chi vuole, può”. Una frase motivazionale molto diffusa, ma che spesso ci lascia addosso un senso di fallimento quando non riusciamo a realizzare ciò che desideriamo. La verità, però, è molto diversa: non basta volere qualcosa per riuscire a farla
Volere e fare non sono la stessa cosa
Quando diciamo “voglio cambiare lavoro”, “voglio iniziare la dieta”, “voglio smettere di farmi trattare male”, stiamo esprimendo un desiderio, un’intenzione, ma trasformare questa intenzione in azione è un processo completamente diverso, perché stiamo chiedendo a due parti distinte del nostro cervello di coordinarsi
La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che l’intenzione (Volere) e l’azione (Fare) nascono e si sviluppano in regioni differenti del nostro cervello: la prima nell’area della corteccia prefrontale, quella del desiderio e dell’impulsività. La seconda dipende da reti motorie e da sistemi interni che devono essere pronti e sincronizzati tra loro. In parole semplici: il cervello decide prima cosa vorrebbe fare, e solo dopo, se ci sono le condizioni giuste, attiva la capacità di farlo.
Puoi desiderare con tutta te stessa di fare jogging per 6km, ma se non hai preparato i muscoli riuscirai a fare solo pochi metri
Se siamo bloccati, stressati, spaventati, stanchi, sovraccarichi, l’azione non parte, anche se il desiderio è sincerissimo.
La “coerenza forzata” che ci fa sentire sbagliati
La società ci impone spesso una coerenza innaturale: “Se lo vuoi davvero, fallo” L’unico risultato sicuro è la frustrazione. Quando non riusciamo ad agire subito ci colpevolizziamo, ci diciamo che non ci abbiamo messo tutta la motivazione necessaria o peggio che non siamo capaci.
In realtà quell’immobilismo significa soltanto che non eravamo ancora pronti.
Non siamo noi il problema, lo è l’aspettativa irrealistica.
Le cose si fanno quando siamo pronti
Essere pronti non è una scusa: è un dato biologico.
La nostra capacità di agire dipende da un allineamento tra emozioni, motivazione, energia, sicurezza interna e reti cerebrali che devono “accendersi” in modo coordinato.
Quando questo allineamento è reale, concreto, improvvisamente ciò che prima sembrava impossibile diventa fattibile: lasciamo una relazione sbagliata, cambiamo lavoro, iniziamo un percorso nuovo, affrontiamo cose che prima ci spaventavano.
Non è la volontà che è più forte: è la prontezza interna.
Nei bambini questo processo è naturale e viene assecondato dai genitori, nessun adulto si aspetta che un bambino cammini al primo tentativo; gli adulti sanno che ogni bambino ha i suoi tempi. Da adulti pretendiamo da noi stessi una performance altamente irrealistica, spesso dettata da ritmi e fattori esterni, dal paragone con le vite degli altri e i loro presunti successi.
Così come ciascuno di noi ha avuto i suoi tempi da bambino per imparare a parlare e camminare o abbandonare l’amico immaginario, lo stesso vale da grandi. Bisogna darsi e rispettare i nostri tempi, non quelli che gli altri ci impongono.
Questo non significa essere indolenti ed autoindulgenti, possiamo provare a capire cos’è che non va, quali sono gli elementi che ci creano difficoltà e rallentano o impediscono quell’allineamento necessario a passare dal volere una cosa al farla.
Un passo importante è ammettere che si ha bisogno di un “genitore”, di qualcuno che ci supporti. Può essere un amico, un allenatore, un nutrizionista, non pretendere da se stessi di farcela da soli, di essere dei supereroi che non hanno mai bisogno di aiuto.



