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Quando si parla di Violenza nelle relazioni, spesso la mente corre subito agli episodi fisici. Tuttavia, esiste una forma di abuso più subdola e difficile da riconoscere: la violenza psicologica. Non lascia lividi sul corpo, ma ferite profonde nell’anima.


Cos’è la violenza psicologica?

La violenza psicologica è un insieme di comportamenti volti a controllare il partner attraverso forme manipolatorie che fanno leva sul sentimento reciproco :

  • Denigrazione costante: svalutazione delle capacità e competenze della partner ed amplificazione delle fragilità emotive, caratteriali o legate ad esperienze precedenti
  • Gaslighting: far dubitare la partner della propria percezione della realtà
  • Isolamento sociale: vietare o ostacolare i contatti con amici/colleghi e anche i familiari; richiesta di cancellare la propria presenza online
  • Minacce: ricatti emotivi, colpevolizzare la partner per il proprio comportamento abusante, minacciare una escalation alla violenza fisica
  • Controllo ossessivo:  imporre cambi di abitudini, monitoraggio delle spese personali, decisioni sull’abbigliamento e sull’estetica in generale, limitazione dell’autonomia economica e di movimento, sorveglianza del telefono, richiesta delle password personali,  geolocalizzazioni, accuse infondate di tradimento o punizioni quali silenzio e sparizioni per il comportamento degli altri, col fine di isolarla sempre di più

Ogni minaccia alla relazione proviene da uno solo dei partner.

C’è un solo capro espiatorio

Le conseguenze sul corpo e sulla psiche della vittima sono devastanti

  • Ansia costante, paura di sbagliare a fare/dire qualunque cosa
  • Somatizzazioni fisiche (perdita di peso, emicranie, insonnia, dolori cronici, problemi con il ciclo mestruale)
  • Senso di inadeguatezza costante, scarsa autostima
  • Totale dipendenza dal partner 
  • Perdita della propria autonomia e identità e conseguente Vergogna per aver annullato se stesse ed aver accettato di subire il controllo

Perché la Violenza Psicologica viene sottovalutata?

La violenza psicologica è stata culturalmente giustificata per anni dalle donne stesse come forma di amore “passionale”

L’idea che un uomo ti ami talmente tanto da volerti solo ed esclusivamente per se’ o che voglia proteggerti dal mondo esterno, che sia geloso e controllante, sono tutti elementi culturalmente associati all’amore maschile.  Per secoli  ci è stato raccontato che un uomo “impazzisce” per una donna solo se è veramente innamorato, se non fa il matto allora non nutre un reale interesse sentimentale.

La romanticizzazione della “follia d’amore” ha avuto conseguenze disastrose. Un conto è sentirsi dire:

“quando gli altri uomini ti guardano io ho paura di perderti” (espressione della propria fragilità e condivisione emotiva) 

un altro è:

“Ti guardano tutti, ti piace? Vestita così, è normale, era meglio restare a casa, te l’avevo detto io, mi hai fatto incazzare, contenta?!” (colpevolizzazione dell’altro)

Questa deformazione romantica dell’abuso, questo modello di uomo devoto ma padrone, ha sostenuto una società nella quale l’uomo era e doveva rimanere di fatto l’unico sostegno economico per la donna e la famiglia. La donna era una sua proprietà ed eseguiva pedissequamente i suoi voleri, fuori e dentro la camera da letto, quindi romanticizzare il controllo ha aiutato a mantenere ed addolcire la situazione

Nel corso del tempo le donne hanno sviluppato tecniche di manipolazione psico-emotiva a salvaguardia della propria minima autonomia e sopravvivenza, per questo molte di noi ricordano nonne forti anche se, dicevano, a comandare in casa era il nonno. Loro però non hanno messo in discussione la disparità strutturale della coppia

Questo immaginario è stato portato avanti per secoli, sostenuto ad ogni latitudine del pianeta, da ogni religione e da fiumi di letteratura.

Con l’avvento dell’emancipazione femminile, nel giro di soli 50anni, questa struttura sociale e culturale è venuta meno, facendo avanzare e prevalere i nuovi valori di parità ed uguaglianza tra i sessi, per cui, tutte le forme di controllo e sopraffazione fisica ed emotiva sono state finalmente viste per quello che sono: violenza ed abuso

Come si combatte la violenza psicologica?

La violenza psicologica non va sottovalutata, perché porta con se conseguenze nel corpo e nella psiche che possono durare anni, in base a quanto ossessivo e prolungato sia stato il controllo subìto. Un’altra conseguenza è la ripetizione dello schema relazionale con altri uomini simili, perché quello abusante per molte è stato il solo finto-amore che si è conosciuto

I dati attuali ci dicono che in Italia, tra le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza Di.Re,  l’82,2% ha subito violenza psicologica, rendendola la forma più comune di abuso, mentre la violenza fisica si attesta intorno al 56,5%

Mentre la violenza fisica è finalmente condannata socialmente da tutti e dissociata dal concetto di “amore passionale”, la violenza psicologica è ancora molto diffusa perché di fatto viene esercitata da molti uomini, anche giovanissimi, con qualsiasi livello di scolarizzazione, i cui esempi maschili di riferimento, cioè i padri, gli zii, i nonni, ma anche i coetanei, hanno mostrato loro un solo modo “maschile” di stare in una relazione 

Essere considerato un “vero uomo” è stato, quasi sempre, associato alla capacità di sottomettere una donna: sia sessualmente, sul piano performativo, sia emotivamente, nel gioco di potere relazionale
Al di là dei singoli casi più gravi e delle storie personali che si celano dietro certi comportamenti, è ancora molto comune che un uomo tenga a bada la propria emotività semplificandosi lo scenario relazionale e il modo più semplice per farlo è il controllo dell’altro — fisico o emotivo — esercitato con le pretese le imposizioni. Ancora in molti vogliono garantirsi la sicurezza del rapporto sentimentale anche ora che la libertà acquisita dalle donne non l’assicura più come un tempo.
Quella sicurezza, oggi, andrebbe costruita in modo diverso: mettendo in gioco la propria vulnerabilità e accettando la possibilità della fine del rapporto.

Cosa fare se si subisce Violenza Psicologica?

La prima cosa da fare è non sminuire il proprio dolore, ne giustificare il comportamento del partner.

Se i tentativi di far comprendere all’altro che l’amore non è ne controllo ne umiliazione non trovano ascolto, allora bisogna prendersi cura di se stesse e mettersi in salvo da un rapporto denigrante

Parlane con le persone care, familiari e amici, e nel caso non ci siano, puoi rivolgerti al 1522 e alle associazioni che si occupano di dare supporto alle donne, come S.I.R.E.NA

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