Cos’è l’auto sabotaggio?
Ciao! lunedì 8 giugno sono stata ospite di DonnaDomaniCommunity A.p.S. dove ho provato a parlare di auto sabotaggio, come si manifesta e come si può iniziare a cambiare; per chi non c’era riporto qui l’intervento e una scheda utile
L’auto sabotaggio si manifesta in tanti modi più o meno lievi, io ho provato a raccontarlo con una storiella, un po’ estrema, ma che consente di capire la dinamica:
Il Topolino Chiacchierone
C’era una volta un topolino che viveva in un bosco e che tutti gli altri animali chiamavano “Topolino chiacchierone” perché parlava sempre. Parlava di ogni cosa, in ogni momento, dava consigli a chiunque, aveva un’opinione su tutto, raccontava storielle e intratteneva gli animali durante le giornate.
Al topolino piaceva il suo soprannome e capitava spesso che andasse in giro a chiacchierare anche se non ne aveva voglia perché sapeva che gli altri si aspettavano questo da lui. Si sentiva accettato, sentiva di far parte di una comunità dove tutti gli riconoscevano una qualità e non lo consideravano un ratto repellente
Un giorno però il bosco fu travolto da un’inondazione, tutti gli animali si dispersero e il povero topolino si ritrovò aggrappato ad un tronco d’albero trascinato nel fiume in piena. Allo stesso tronco si aggrapparono anche una lepre e uno scoiattolo che lui non aveva mai visto. Il fiume correva rapido verso le cascate, tutti e tre sapevano che stavano andando incontro a morte certa, erano terrorizzati e il topolino iniziò a gridare e chiedere aiuto a squarciagola.
Passo di lì un airone che li sentì e corse in loro soccorso. Appena fu di loro la lepre e lo scoiattolo si aggrapparono subito alle sue zampe e al topolino non restò che aggrapparsi con i denti alla sottile zampa dell’airone.
Con il peso e la fatica l’airone riuscì ad attraversare tutto il fiume, ma quando finalmente stava planando verso la riva sulla sponda opposta e concludere con successo il salvataggio, il nostro topolino aprì la bocca per dirgli “No, qui no, non mi piace!”.
Ovviamente non riuscì a finire la frase perché mollando la presa cadde giù, fu travolto dall’acqua e morì.
Qual è il primo pensiero che viene in mente nel commentare la scelta del topino? Probabilmente che era stupido o così almeno ha risposto mio figlio 🙂
Chi di noi avrebbe fatto lo stesso? Quasi tutti rispondono che non l’avrebbero mai fatto.
Eppure tutti i giorni le persone fanno scelte simili, con conseguenze meno gravi, ma comunque dannose per le nostre vite.
Le motivazioni dietro la scelta del topolino non sono logiche, non l’ha fatta ponderando costi e benefici, ne valutando il rischio e le conseguenze.
La sua scelta è stata una risposta istintiva del suo sistema nervoso che ha generato quello che chiamiamo auto-sabotaggio
L’auto-sabotaggio
L’auto-sabotaggio si innesca quando siamo in una situazione nella quale non abbiamo il controllo, quando siamo di fronte a qualcosa che ci chiede di abbandonare tutto ciò che conosciamo ed andare incontro all’ignoto e l’ignoto si sa, fa paura.
La storiella del topolino è semplicistica ma trasmette bene la paura che ha provato il topo quando ha capito che sarebbe finito in un posto sconosciuto, non sapeva cosa avrebbe trovato sull’altra sponda del fiume, temeva di ritrovarsi da solo o con chi non conosceva.
Andare sull’altra riva significava non solo dire addio alla sua vecchia vita, con i suoi pro e i suoi contro, ma a tutta la sua identità, a un’idea di se stesso che si era costruita nel corso degli anni ed era legata al vecchio bosco.
La sua abitudine ad aprir bocca e parlare è stata un atto estremo di affermazione della sua personalità, l’unica che gli era rimasta.
Nel dare indicazioni all’airone stava provando a riprendere il controllo della sua vita; ma l’ha persa.
L’auto sabotaggio è un meccanismo di auto difesa. Ci fa percepire un pericolo in agguato e in tal modo attiva il nostro sistema nervoso, il quale fa il suo lavoro e lo fa bene, cioè di fronte ad un potenziale pericolo ci riporta dove siamo al sicuro e per il nostro cervello c’è un solo luogo sicuro : Casa. Tutto ciò che ci è Familiare.
Le nostre abitudini, i nostri difetti, le nostre scelte hanno formato nel tempo la nostra persona. Tutto ciò che sappiamo di noi è nel passato, per questo quando dobbiamo misurarci con qualcosa di nuovo che smuove, cambia o mette in discussione tutto ciò che abbiamo già vissuto e sperimentato, veniamo presi dalla paura e ci blocchiamo o facciamo scelte che ci danneggiano, come ha fatto il topolino.
Prevedere un pericolo, immaginare scenari catastrofici, conseguenze disastrose ci da’ l’illusione di poter controllare il corso degli eventi.
Far intervenire il sistema di difesa ci fa rimanere nel confort di ciò che conosciamo bene, sappiamo già come funziona, magari funziona male, ma funziona.
Il nostro nido lo abbiamo aggiustato, adattato, ci stiamo dentro da così tanto tempo che non ne sentiamo più neanche l’odore.
Quindi pur non sapendo cosa realmente sarebbe accaduto nel futuro che ci stava venendo incontro gli giriamo le spalle dicendo che sarebbe stato uno schifo e ci diamo una pacca sulla spalla per esser rimasti lì dove ormai sappiamo stare benissimo.
Restiamo a galla, la riva non la raggiungeremo mai.
Come si supera l’auto-sabotaggio?
Questo breve articolo non ha la presunzione di trattare il tema in tutta la sua complessità, non è un saggio, casomai un assaggio.
I livelli di auto-sabotaggio vanno dalla battuta fuori luogo a forme estreme di auto boicottaggio, ci sono migliaia di persone che hanno paura a metter piede fuori casa e potrei fare altri esempi. A seconda della gravità e di quanto questo aspetto sia presente e bloccante nella vita di una persona va sicuramente valutato l’aiuto che offre la terapia psicologica.
Per situazioni più circoscritte e a lato della terapia di sicuro il coaching è un utile supporto.
Quando abbiamo davanti un compito, una sfida o viviamo situazioni di disagio dalle quali non capiamo come mai non riusciamo a distaccarci si può iniziare da lì. Partire da un caso concreto e risolvere quello.
Quando qualcosa è stato parte della nostra vita per tanto tempo, positiva o negativa che sia, cambiarla richiede del tempo.
E’ necessario fare un allenamento per gradi, per piccoli compiti, come ogni sport richiede.
Nessuno può affrontare una gara di nuoto da un giorno all’altro.
Il coach è un allenatore. Tu sei quello che deve imparare a nuotare, con la stessa paura e lo stesso coraggio di quando l’ha fatto la prima volta a 5 anni.
La riva è lì però, la vedi?
Al nostro incontro ho fornito alle partecipanti una scheda che di solito do in sessione. Potete stamparla è gratuita 7 Giorni 7 Azioni_scheda autosabotaggio
Se volete qualche consiglio o supporto contattateci. Qui nel sito ci sono tutti i contatti.



